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Sentiero dei Lupi

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Cammino7Cattedrali

Arcidiocesi di Sant’Angelo dei Lombardi
Conza-Nusco-Bisaccia
Anno Giubilare della Misericordia
Il Cammino delle Sette Cattedrali

Percorso umano e spirituale, attraverso i luoghi sacri, storia, natura e cultura della nostra terra, per accogliere pienamente e in modo rinnovato la misericordia di Dio.

“[…] La prima verità della Chiesa è l’amore di Cristo. Di questo amore, che giunge fino al perdono e al dono di sé, la Chiesa si fa serva e mediatrice presso gli uomini. Pertanto, dove la Chiesa è presente, là deve essere evidente la misericordia del Padre. Nelle nostre parrocchie, nelle comunità, nelle associazioni e nei movimenti, insomma, dovunque vi sono dei cristiani, chiunque deve poter trovare un’oasi di misericordia.

Vogliamo vivere questo Anno Giubilare alla luce della parola del Signore: Misericordiosi come il Padre. L’evangelista riporta l’insegnamento di Gesù che dice: « Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso » (Lc 6,36). È un programma di vita tanto impegnativo quanto ricco di gioia e di pace. L’imperativo di Gesù è rivolto a quanti ascoltano la sua voce (cfr Lc 6,27). Per essere capaci di misericordia, quindi, dobbiamo in primo luogo porci in ascolto della Parola di Dio. Ciò significa recuperare il valore del silenzio per meditare la Parola che ci viene rivolta. In questo modo è possibile contemplare la misericordia di Dio e assumerlo come proprio stile di vita.

Il pellegrinaggio è un segno peculiare nell’Anno Santo, perché è icona del cammino che ogni persona compie nella sua esistenza. La vita è un pellegrinaggio e l’essere umano è viator, un pellegrino che percorre una strada fino alla meta agognata. Anche per raggiungere la Porta Santa a Roma e in ogni altro luogo, ognuno dovrà compiere, secondo le proprie forze, un pellegrinaggio. Esso sarà un segno del fatto che anche la misericordia è una meta da raggiungere e che richiede impegno e sacrificio. Il pellegrinaggio, quindi, sia stimolo alla conversione: attraversando la Porta Santa ci lasceremo abbracciare dalla misericordia di Dio e ci impegneremo ad essere misericordiosi con gli altri come il Padre lo è con noi.

Il Signore Gesù indica le tappe del pellegrinaggio attraverso cui è possibile raggiungere questa meta: « Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati. Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio » (Lc 6,37-38). Dice anzitutto di non giudicare e di non condannare. Se non si vuole incorrere nel giudizio di Dio, nessuno può diventare giudice del proprio fratello. Gli uomini, infatti, con il loro giudizio si fermano alla superficie, mentre il Padre guarda nell’intimo. Quanto male fanno le parole quando sono mosse da sentimenti di gelosia e invidia! Parlare male del fratello in sua assenza equivale a porlo in cattiva luce, a compromettere la sua reputazione e lasciarlo in balia della chiacchiera. Non giudicare e non condannare significa, in positivo, saper cogliere ciò che di buono c’è in ogni persona e non permettere che abbia a soffrire per il nostro giudizio parziale e la nostra presunzione di sapere tutto. Ma questo non è ancora sufficiente per esprimere la misericordia. Gesù chiede anche di perdonare e di donare. Essere strumenti del perdono, perché noi per primi lo abbiamo ottenuto da Dio. Essere generosi nei confronti di tutti, sapendo che anche Dio elargisce la sua benevolenza su di noi con grande magnanimità. […]” (Misericordiae Vultus, nn.12-14).

Il punto 14 della Misericordiae Vultus identifica il pellegrinaggio come “icona” del cammino esistenziale dei singoli e lo classifica come strumento privilegiato per dar valore al percorso di conversione continua del cuore per lasciarsi abbracciare in modo pieno dalla misericordia del Padre.

Il pellegrinaggio è metafora non solo del cammino di vita dei singoli ma ancor di più, per questo nostro tempo e questa nostra terra, diventa segno magistrale e pedadogico del nostro cammino ecclesiale che punta sulla riscoperta del battesimo:

“Il giubileo memoria della celebrazione sacramentale della iniziazione

Ripercorriamo ora la celebrazione vera e propria dell’iniziazione per coglierne le ulteriori connessioni all’evento giubilare.

La celebrazione del battesimo

Il popolo che nasce dal battesimo è un popolo che mistericamente celebra il suo passaggio dalla morte alla vera vita, dalla schiavitù alla liberazione, dal peccato alla grazia.

Il passaggio ultimo è quindi anticipato. Il neofita è, nella morte dcl Signore, reso partecipe della sua risurrezione. Ora il suo stesso corpo di morte è radicalmente trasformato (cfr. Rom 6,1-11). Ora egli è introdotto alla vera vita nello Spirito (cfr. Rom 8,1-27).

Sc questo aspetto estremo del passaggio unisce i neofiti ai cristiani che memorialmente celebrano nella notte pasquale la nuova alleanza, la Pasqua definitiva del Signore, resta tuttavia aperto un altro aspetto, anch’esso importante e di cui forse il giubileo, lo abbiamo già detto, si fa più carico: il peregrinare.

«Mio padre era un Arameo errante: scese in Egitto e vi stette come forestiero e vi diventò una nazione grande, forte e numerosa…›› (Dt 26,5).

Queste parole con le quali bisognava offrire a Dio le primizie della terra dove scorrono latte e miele, esprimono la coscienza arcaica d’Israele d’essere un popolo peregrinante.

Ovviamente non si tratta solo di ricordare le proprie radici nomadi, di sapersi iscritti in un insieme di tribù che convergono in un patto di aiuto vicendevole cementato dal culto verso un medesimo Dio. L’idea del peregrinare, dell’Israele nomade, prima che tratto sociologico è tratto teologico. Il popolo peregrinante è soprattutto quello dei quarant’anni di deserto, durante i quali gli israeliti sperimentano la prossimità di Dio. È il tempo del fidanzamento (cfr. Ger 2,2), dell’alleanza nuziale tra Dio e il suo popolo (cfr. ad esempio, Is 62,4-5); il tempo del suo accompagnarlo come colonna di nube che guida di giorno il cammino e come colonna di fuoco che rischiara la notte (cfr. Es l4,2 l -22).

Questo peregrinare è camminare verso la terra promessa, ma è soprattutto una peregrinazione nella fede.

Per fede Abramo chiamato da Dio, obbedì partendo per un luogo che doveva ricevere in eredità, e partì senza sapere dove andava. Per fede soggiornò nella terra promessa come in una regione straniera, abitando sotto le tende, come anche Isacco e Giacobbe, coeredi della medesima promessa. Egli aspettava infatti la città dalle salde fondamento, il cui architetto e costruttore è Dio stesso. Per fede anche Sara […] ricevette la possibilità di diventare madre perché ritenne fedele colui che glielo aveva promesso […]. Nella fede morirono tutti costoro […] dichiarando di essere stranieri e pellegrini sopra la terra. Chi dice così, infatti, dimostra di essere alla ricerca di una patria. Se avessero pensato a quella da cui erano usciti avrebbero avuto la possibilità di ritornarvi, ora invece essi aspirano a una migliore, cioè a quella celeste›› (Eb 11,8-16).

Alla stregua dell’Israele nomade, anche il nuovo popolo di Dio si sa pellegrino e straniero nella dispersione (cfr. 1Pt 2,11), in cammino verso la città futura: «Per questo Dio non disdegna di chiamarsi loro Dio: ha preparato infatti per loro una città›› (Eb l1,l6).

Il pellegrinaggio, quale che sia la sua forma, ripropone dunque lo statuto nomade del popolo di Dio. Fa memoria del battesimo proprio ridicendo che il cristiano è chiamato da Dio alla dimora celeste e che il senso della sua vita è proprio questo dell’incedere verso il luogo che per lui Dio ha preparato (cfi. Eb 3,7-4,1 1).

Il giubileo straordinario della misericordia ci obbliga a richiamare un altro elemento, quello del sacramento della riconciliazione (cfr. MV 22), nel suo legame al battesimo.

Se infatti è il battesimo a farci entrare nella comunità, a parteciparci la santità stessa di Dio, il tre volte santo, e del Figlio suo, il Santo di Dio, e del suo Spirito, lo Spirito Santo, sappiamo bene quanto sia difficile testimoniare la santità che ci è stata donata, corrisponderle, farla fruttificare. Appartiene alla nostra esperienza il rifiuto di Dio, della sua grazia, l’orizzonte del limite e della colpa. La misericordia di Dio però mai viene meno. Egli ha rimesso alla Chiesa il potere di rimettere i peccati. La Chiesa è dunque il luogo dove nel tempo può di nuovo sperimentarsi la liberazione dalla colpa, dove si viene di nuovo restituiti alla veste nuziale. Il sacramento della riconciliazione, quello. mediante il quale si è restituiti alla pienezza della vita con Dio e alla pienezza della vita ecclesiale, ha questo valore medicinale del rendere sempre esperibile il perdono di Dio, la remissione della colpa. La seconda penitenza come la chiamavano gli antichi, rapportandola appunto alla prima penitenza ossia al lavacro battesimale, deve essergli consapevolmente connessa. Battesimo e riconciliazione sono tutt’uno e con questa intenzionalità quest’ultima va vissuta.” (C. Militello, Il Giubileo e l’iniziazione cristiana, San Paolo, Cinisello Balsamo 2015, pp. 102-105).

Pertanto, volendo assumere come paradigmatiche le indicazioni del Santo Padre, si è pensato al “pellegrinaggio” come strumento privilegiato e simbolico per le attività da proporre, in questo anno giubilare, alla nostra Chiesa Locale.

Il pellegrinaggio lo si propone nella doppia forma di: cammino itinerante di catechesi nel corso dell’anno e cammino materiale in un tempo specifico dell’anno che tocca tappe significative – le “sette cattedrali” – del nostro territorio.

a cura di don Carmine Fischetti, Ufficio per la Pastorale delle Vocazioni

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